…cercando nuove emozioni

Che strani giochi! Che sorprese ci riserva la nostra sensibilità! Un quadro immenso, amato come unica e irrepetibile creatura, improvvisamente “madre” di tanti altri quadri! E il percorso comincia e sembra non finire mai… Osservo e scopro un primo angolo che mi capta; lo isolo; lo faccio vivere tutto solo: che magnifica sorpresa! Osservo e via, il mio sguardo si fissa in un altro angolo e nuove emozioni irrompono e così… senza fine…

Che cosa mi sconvolge nel profondo: una massa, un colore, i giochi di spatola, un piccolo particolare, un elemento informale, un vuoto nero o rosso, uno sfondo che prende corpo? Non so, anzi lo so: vengo avvinghiata da ognuno di essi, insieme o alternativamente, a volte solo da alcuni, a volte solo da un elemento in un turbinio di sensazioni e percezioni inspiegabili con le parole.

E le emozioni giocano con me ogni volta che le libero dalle briglie formali che spesso le incatenano; ogni volta che osservo la mia opera attraverso un suo particolare, ogni volta che al computer muovo la lente d’ ingrandimento. E allora non percepisco la possibilità di controllo, anzi di più: ci sono tutta dentro e potrei vivere queste nuove emozioni all’infinito, oltre lo spazio e il tempo, in una nuova dimensione, sconosciuta ma dolcissima! Ma ritorno, per fortuna, al “qui ed ora”, recupero momenti di razionalità e, anche se con fatica, mi soffermo su un elemento che capta la mia attenzione, lo scelgo, lo imbriglio dolcemente e lo trasporto su un nuovo corpo: un vaso, una lampada, un vassoio… Ma dove lo blocco e lo animo di nuova vita?

Il percorso si rimette in moto: qui, là, su, giù, più in alto, più in basso, grande, piccolo, regolare, irregolare, e così via… La tensione emotiva ritorna con forza: come fare a scegliere tra le tante magiche percezioni che si susseguono ogni volta che il mio elemento viene posizionato in un modo diverso sul nuovo oggetto? Questo, con la sua massa, forma, materiale, dimensione vibra di un nuovo respiro.

Allora provo a tornare al “qui ed ora” e altra fatica mi attende: la razionalità deve riemergere, riprendere il controllo dell’operazione e calmare la continua tensione emotiva. Difficile, impossibile! Occorre quindi aggirare l’ostacolo: scaricare la forte tensione, magari con tante prove di stampa e recuperare un po’ di calma! La tensione si allenta! In questo nuovo stato emotivo, l’oggetto finalmente vive con quel “brivido” che è riuscito a fissare un particolare della mia opera, magari con l’aiuto della lente di ingrandimento.

Si, proprio una lente! Ebbene sì, oltre al mio sguardo, è la lente lo strumento che sollecita le mie tante emozioni, tante perché tante sono i punti dell’opera dove la mia mano può posizionarla. È con essa che posso immergermi nella mia pittura e sentire e vivere da vicino le masse, i colori, le miscele, i tagli, le vibrazioni, gli effetti impercettibili della spatola. Sono tutti brividi che passano velocemente o mi paralizzano per lunghi attimi ogni volta che li faccio emergere dalla totalità dell’opera.

E sono ancora brividi ogni volta che li prendo e li fisso sui miei oggetti di ceramica. “Miei oggetti” perché l’ultima fatica è scegliere gli oggetti che sento più miei, che più mi fanno vibrare le corde dell’ animo tra i tanti esistenti che ho incontrato: sceglierli, come i particolari dell‘opera o come i colori della mia tavolozza. E la magia prende corpo. “Brividi d’emozione” che attraverso una varietà di passaggi coniugano diversi stati d’animo e li immortalano sulle tante ceramiche.

La vita si rinnova, i vasi si riempiono nella loro rotondità o spigolosità, le lampade si illuminano, i vassoi si riposano. Sono tutti qui per chi se ne innamora, per chi li vive col proprio sentire, per chi, come me, li gusta nel loro essere! Che strano gioco ho vissuto in questa nuova esperienza! Ma soprattutto quanti splendidi attimi potrò ancora vivere accanto alla “madre” ed in compagnia delle nuove “creature”! Con passione, amore, entusiasmo, gioia!
Rosella Aristei